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Gold Note Valore Plus 425

In nomine homen

Recensione

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L’ASCOLTO

“In nomine omen” questa antica massima latina vedeva una correlazione tra il nome e lo spirito di una persona, andando a stabilire che il nome ci diceva qualcosa su quella persona. Questa volta avviene anche per il giradischi Gold Note Valore Plus 425.

Con uno sciocco giro di parole quando cambiai la testina dissi: “Quantè di valore questo Valore”. Il passaggio da una testina dichiarata come “l’entry level per l’audiofilo”, ad una testina decisamente migliore, era stato particolarmente interessante permettendo al giradischi di esprimersi assai meglio e dimostrando senza mezzi termini il suo valore tecnico.

Nessun rumore indesiderato, nessuna risonanza o eufonia, nessuna piattezza: a tutti gli effetti all’ascolto il Valore Plus 425 si è dimostrato un giradischi che sebbene possa essere considerato nell’entry level come prezzo, in realtà è pronto a sfidare anche marchi più blasonati e giradischi più costosi; probabilmente grazie all’ottimo bilanciamento tra tutte le sue parti.

Il basso è presente e corposo, ma mai impastato e problematico. I medi son ben articolati e vivi. Gli alti ben presenti, ma mai trapananti o in eccesso.

La riproduzione della dinamica è ottima anche negli improvvisi cambiamenti di questa.

Allo stesso modo, il dettaglio è veloce, presente e ben riprodotto.

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Sebbene possa sembrare un po’ inutile parlare di spazio e palcoscenico, dato che grazie al crosstalking tra i due canali il vinile raggiunge in modo agevole una sensazione di maggiore palcoscenico ed una più facile stereofonicità, giustamente bisogna sottolineare che con il Valore Plus 425 ho potuto raggiungere un’ottima ambienza più raffinata e simulatrice rispetto a quella di molti giradischi di pari fascia.

Passiamo un po’ in rassegna gli album usati

Beethoven – 5 sinfonia. A mio personalissimo avviso quando si parla di vinile la musica classica non può mancare, tantomeno non si può non citare tra i vali vinili questo: ha tutto praticamente anche solo con lui ci si può fare un’ottima idea di base di un giradischi.

Rainbow – Long live rock’n’roll. Onestamente appena il mio amico li ha messi su ho subito pensato ai Deep Purple… d’altronde la chitarra di Ritchie Blackmore è riconoscibilissima… alla faccia di tutti quelli che affermano che tanto le chitarre elettriche sono tutte uguali.

Dokken – Tooth and nail. È il primo album della American Hair Band; puro hair metal. La band ha un solo periodo di inattività (dal 1989 al 1994… indovinate un po’ il perché? Onestamente non credo sia tutta colpa di Dokken).  L’album è assai vario ed alterna pezzi più hard e pezzi più dolci e melodiosi.

Alarm – Strength. Gli Alarm sono un gruppo che oggi considereremmo più rock che punk, al tempo erano considerati punk. I testi fanno comprendere bene il perché dell’essere punk, le melodie fanno invece da controaltare rock, anche se alla fin fine un certo gusto punk c’è ed è ben apprezzabile.

Gary Moore – Corridors of power. Tra i due side sicuramente preferisco il side B dove Gary smette di fare il chitarrista blues ed inizia a fare lo sperimentatore rock. In primis chitarrista fenomenale e talentuoso, in secundis voce; in due pezzi del side B “End of the World” e “Rockin’ Every Night” con la chitarra fa di tutto distorsioni, pezzi armonici e pezzi a velocità folle… insomma un genio della chitarra. Occhio a non confondere la chitarra: non è una Strat come potrebbe sembrare di primo acchito; è assai simile si tratta però di una Charvel.

Iron Maiden – Killers. Va bhè credo che loro possano essere esenti da qualsiasi introduzione e parola. Un mio amico alla foto ha scritto in risposta: “ Ah, però… andiamo giù pesanti…ottimo album!!!!” Ok ha detto già tutto lui non credo si possa aggiungere altro a quello che non solo è un ottimo album, ma anche un’ottima registrazione ed incisione.

Doors (colonna sonora del film). Dei Doors non ho altro che la colonna sonora del film… ricordo ai maldicenti che anche se è un film… le tracce sono le loro, basta prendere i master. Purtroppo ricordo poco di questo: l’ho ascoltato la sera prima del fatto che mi ha fatto dare un colpo di spugna agli ultimi avvenimenti. Quello che mi ricordo è che proprio con questo ascoltato con entrambe le testine (oltre alla V sinfonia) ho deciso di continuare la recensione adottando come testina di riferimento la Ortofon.

Eric Clapton – Just one night. Slowhand è Slowhand, non ricordo a memoria qualcosa di suo registrato o inciso male. Album inciso su quattro lati è stato registrato in due notti e non una; è un album live che alla fin fine doveva essere una promozione di un album, ma è diventato un album lui stesso.

Extreme – Pornograffiti. In realtà il titolo completo è “Extreme II: Pornograffiti” ma siccome è passato alla storia con il solo “Pornograffiti” non vedo perché opporre un’inutile resistenza. Un album dove si cerca, e forse si trova, un equilibrio tra il Metal ed il Funk (tanto che gli Extreme possono essere considerati i pionieri del Funk Metal). Le tematiche sono ovviamente il sesso e la decadenza della società statunitense (sembra attualità ma stiamo parlando di ben 26 anni fa). Sebbene contenga quelli che sono i brani più celebri degli Extreme non ottenne subito successo, dovette aspettare il videoclip a dimostrazione di come in quegli anni MTV imperasse.

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