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Shure SRH1840: recensione

Introduzione

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Dopo le Shure SRH1440 mi accingo a presentarvi le SRH1840… lo so le recensioni escono praticamente in contemporanea; in realtà intercorrono ben tre settimane tra le stesure, volevo vedere di inserire anche una parte più di cuore e semantica.
delle Shure SRH 1440.
RINGRAZIAMENTI

Come sempre il primo grande ringraziamento va a voi lettori
Il secondo va a Giuseppe del Fabbro, responsabile vendite e marketing per Shure in Italia, che mi ha permesso di testare queste e altre cuffie Shure, e ha seguito la comunicazione con me in maniera encomiabile.
Il terzo, mi sembra giusto, va a Shure stessa azienda che non ha certo timore di avere dei minimi discorsi tecnici con un recensore.
PREMESSA
Le Shure SRH1840 sono spesso recensite in due modi, ci sono recensori estremamente entusiasti e recensori che non lo sono… personalmente mi sono preoccupato di dare alle SRH1840 un degno compagno apportando qualche modifica all’amplificatore così da permettegli di erogare tranquillamente non solo i 124mA necessari, ma anche quegli 8V massimi per tirare per bene le cuffie. Disegnata per il mastering e la registrazione (come detto sul sito che vi linkerò più avanti) ci si trova davanti a delle cuffie che vengono proposte come estremamente lineari, ma il fatto che stia scritto anche “perfetta per gli audiofili” ci segnala che l’ascolto può essere divertente e conseguentemente trasformarsi in quell’atto che definito correttamente può essere nominato “sentire”.
Siamo da sempre abituati a sentirci dire che tra ascolto e sentire, la forma più elevata ed umana è quella dell’ascoltare … spero di farvi porre dei dubbi su ciò:
sentire = http://www.treccani.it/vocabolario/sentire/
ascoltare = http://www.treccani.it/vocabolario/ascoltare/
Il dubbio nasce grazie a Massimo Cotto e le sue storie circa gli artisti rock più importanti … si parlava di Jimi … mi sembra, ma il fatto fondamentale è che ad un certo punto narra una storiella secondo cui due amici stavano parlando di come ascoltare Jimi, interviene un terzo che dice che Jimi non lo si può ascoltare, che Jimi non si può capire se lo si ascolta … “Voi Jimi lo dovete sentire!”. Non so perché, ma questa frase mi ha permesso di fermarmi e ragionare se io ascoltassi o sentissi ed è un ragionamento che mi piacerebbe che tutti quelli che mi leggono ad un certo punto facessero.
Le mie conclusioni è che ascoltare si può ascoltare un impianto da valutare, come anche tante altre cose, ma rimanendo sull’audio tra ascoltare e sentire è il passaggio Lacaniano o Zizeckiano che c’è tra il desiderio di godimento e il godimento stesso.
Ho avuto l’occasione di provare le SRH1440 e le SRH1840, che a mio avviso riescono ad interpretare in modo evidente questa opposizione semantica, con le prime ho ascoltato musica e valutato l’impianto, con le seconde ho fatto fatica ad ascoltare e mi sono dovuto concentrare (e per fortuna la tecnica aiuta in questo) … perche se con le SRH1440 ascoltavo, con le SRH1840 sentivo.
Con le SRH1440 si sente male? Direi proprio di no basta leggere la recensione da me stilata per accorgersi del fatto che sono ottime cuffie e che nel proprio ambito hanno ben pochi rivali; ma con le SRH1840 è un’altra storia, un altro pianeta o per prendere un po’ l’immagine di “The endless river” un altro viaggio.

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