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Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

Resident Evil 7: Biohazard è l’undicesimo titolo della saga uscito il 24 gennaio 2017 per  Microsoft Windows, PlayStation 4 e Xbox One ed in esclusiva per PlayStation VR. Noi abbiamo giocato completamente la versione per pc e provato la versione per PlayStation VR.

Resident Evil 7: Biohazard è il primo titolo completamente in prima persona ed allo stato attuale è distaccato dal resto della serie, per cui potete giocarlo anche senza aver giocato i precedenti.
Buona parte dello svolgimento è incentrato sulla ricerca e sulla risoluzione di enigmi che ci aiuteranno ad andare avanti con la trama e capire piano piano cosa sta succedendo tra presente e passato grazie ad una serie di flashback.

La storia inizia con il protagonista  Ethan Winters, che va in Louisiana alla ricerca della moglie Mia, data per morta da tre anni. Arrivato sul luogo, si ritrova una vecchia ed enorme casa fatiscente nella quale dovrà entrare per ritrovare la moglie. L’incontro avviene quasi subito, ma durante la fuga i due si perdono di vista ed il loro successivo incontro ci fa subito capire che qualcosa non và.

Buona parte del gioco si svolge all’interno della casa della famiglia Baker che ci darà filo da torcere nella nostra missione. La casa è piena di trabocchetti e passaggi segreti, porte chiuse con misteriose insegne, foto e ricordi della famiglia, indizi e oggetti di ogni tipo. Non mancano cadaveri, sporcizia, scarafaggi e animali morti a completare il quadretto disgustoso in cui ci siamo infilati.

La storia è ben curata, ci sono però dei particolari che potrebbero far storcere il naso, senza scendere troppo nei dettagli per evitare spoiler, ci troviamo di fronte alle solite scelte “forzate” tipiche di quegli artefatti cinematografici indispensabili per creare una trama, ma totalmente irrealistici. Proprio questi dettagli sono ciò distinguono una trama buona da una trama perfetta.

L’esplorazione e la ricerca sono il punto focale del gioco. Dobbiamo esplorare tutti gli angoli di una stanza per trovare indizi e oggetti che ci serviranno per andare avanti con la storia.
L’interazione con l’ambiente è molto limitata solo poche cose possono essere prese, toccate o mosse e di queste non tutte ci saranno utili per risolvere gli enigmi, per alcuni si tratta solo di background e ogni tanto potrebbero confonderci.

Lo svolgimento della storia è frammentato, ci troviamo a giocare più linee temporali differenti, la nostra nel presente più alcune nel passato che potremmo attivare tramite la visione di alcune videocassette presenti nella casa, cosa alquanto curiosa in quanto si tratta di ricordi di altri personaggi o documentazioni vere e proprie per cui risulta difficile immergersi al 100% sapendo che stai vedendo un video, che comunque sia ti fa impersonare il protagonista, che in teoria è anche colui che gira il video. Altra curiosità è la scelta del supporto: VHS.

Molte parti del gioco sono scriptate, per cui è necessario eseguire alcune azioni affinché succeda qualcosa che ci permetta di andare avanti, con tanto di muri invisibili nel bel mezzo del nulla. Entrare in una stanza vuota, uscire e rientrarci, fa si che succeda qualcosa altrove per sbloccare gli eventi e farci procedere.
Non mancano i classici jumpscare sparsi nel gioco, alcune volte ci troviamo davanti nemici, letteralmente comprarsi dal nulla.

La grafica è la parte dolente di questo gioco. Purtroppo non soddisfa per niente, ci troviamo con texture di bassa qualità ed effetti translucidi su molte superfici che in realtà non lo necessitano. L’immersività di un titolo come questo deve essere garantita da un compartimento grafico eccellente. Purtroppo in questo caso si notano troppi errori e troppi aree non curate.
Nonostante si tratti di un close-world, la cura per i dettagli non eccede. [Personalmente mi sarei aspettato delle texture più dettagliate. NdR]

Al contrario della grafica, l’audio fa bene il suo lavoro. Spesso ci verrà automatico girarci per guardarci intorno appena sentiamo qualche strano rumore.
Tutti i suoni sono ben bilanciati, non mancano le urla improvvise ed il doppiaggio dei personaggi non è male.
Purtroppo qui l’audio è scriptato in modo statico, per cui ci capiterà di passare in alcune zone e sentire lo stesso rumore di oggetti che si infrangono, urla o gemiti. Sotto questo aspetto poteva essere migliorato un po’, magari “randomizzando” meglio alcuni trigger.

Abbiamo giocato il titolo su un PC con queste caratteristiche:

Sistema operativo: Windows 10
Processore: Intel Core i7-6700K OC @ 4.5 GHz vcore @ 1.29v
Memoria: G.Skill 16GB DDR4 16GB DDR4 3000MHz
Scheda video: Zotac GTX 1070 8GB AMP! Edition

Tutti i dettagli grafici al massimo e frame rate fissato a 60 fps.

Non abbiamo registrato nessun calo di prestazioni in nessuna area della mappa.

Senza dubbio è un titolo molto bello e immersivo, forse un po’ troppo corto. Lo abbiamo terminato in 9 ore circa, a modalità Normale (che risulta la più difficile da scegliere appena avviato il gioco). Una volta finito vengono sbloccati nuovi oggetti e armi oltre che un nuovo livello di difficoltà. Anche in questo caso avremmo preferito trovare subito tutte le difficoltà disponibili, rifare da capo tutto il gioco per usare un’altra modalità non è aumentarne la longevità è costringere il player a giocare. Il gioco non finisce qui, sono disponibili diversi DLC, tutti previsti entro Dicembre 2017.

I requisiti di sistema sono abbastanza contenuti: