Sono passati ormai dieci anni da quando Bioware nel lontano 2007 pubblicò il primo capitolo di quella che sarebbe diventata una delle saghe videoludiche più importanti della storia, ovvero Mass Effect. Dopo cinque anni di sviluppo, siamo di fronte alla quarta opera basata sull’universo creato da Bioware: Mass Effect Andromeda. Una nuova galassia da esplorare, dei nuovi compagni da amare o odiare, nuove razze aliene da conoscere e soprattutto nuovi guai da affrontare, sono i presupposti per questo nuovo capitolo, ma basteranno per tenere alto il nome della saga e non sfigurare dinnanzi alla trilogia passata? Andiamo a scoprirlo insieme.
Iniziamo col parlare della trama, uno dei punti, se non il più importante dei giochi Bioware. L’uomo è sempre stato affascinato dall’ignoto, e passiamo la maggiora parte della nostra vita a scoprirne ogni sfaccettatura. Correva l’anno 2185, i Razziatori stavano arrivando, la galassia era in subbuglio e l’Iniziativa Andromeda era pronta a spedire le varie arche verso l’oscura galassia di Andromeda in cerca di una nuova casa. Dopo un sonno lungo poco più di 600 anni, finalmente ci risvegliamo all’interno dell’arca Hyperion, dove risiedono oltre 20.000 esseri umani. Vestiremo i panni di Scott o Sara Ryder, figli del Pioniere Alec Ryder, colui che dovrà trovare una nuova dimora all’umanità nell’ostile galassia di Andromeda. Come si può intuire sin dai primi minuti di gioco, le cose non procedono come dovrebbero, e Habitat 7, il pianeta considerato il nuovo “Eden”, non è adatto ad ospitare la vita. Il nostro lungo viaggio per cercare una nuova casa in questa galassia ostile ci porterà a conoscere nuove razze aliene, oltre che ad incontrare le solite note, una antica e sorprendente tecnologia e i Kett, una grave minaccia per noi e per il resto degli abitanti della galassia di Andromeda. Come ormai consuetudine dei giochi Bioware ci troviamo di fronte ad una narrazione di primo ordine, con una trama che coinvolge sin dai primi istanti di gioco.
Come detto poco fa vestiremo i panni di uno dei fratelli Ryder, due innocenti ragazzi che si vedranno accollare tutte le responsabilità dell’iniziativa Andromeda, dovendo cercare una nuova casa per l’umanità. Come in ogni RPG che si rispetti, possiamo scegliere se personalizzare il nostro personaggio mediante l’editor di creazione che però non brilla in fatto di qualità, infatti avremo a disposizione una serie di volti predefinito che potremo andare a modificare a nostro piacimento, oppure utilizzare l’aspetto predefinito. Andare a ricreare il vecchio e celebre comandante Shepard è pressoché impossibile. Oltre all’aspetto, possiamo andare a forgiare anche il carattere del nostro Ryder, certo non in maniera profonda come accadeva nella prima trilogia, infatti non ci saranno più le scelte da Rinnegato o Esemplare, ma ci limiteremo soprattutto a scegliere il tono con cui pronunceremo le varie risposte, che avrà ripercussioni diverse.
Come ogni gioco di Bioware che si rispetti, anche in Mass Effect Andromeda possiamo interagire con i nostri compagni di avventure. Tra una missione e l’altra essi ci chiederanno dei favori, assegnandoci missioni, che una volta completate andremo a guadagnare la fiducia di essi, oppure ci chiameranno nei loro alloggi solo per fare due chiacchiere. Più interagiamo con i nostri compagni, e più conosceremo la loro storia, le attività che svolgevano prima della partenza per Andromeda, e i loro stati d’animo durante l’avventura.
Bioware con Mass Effect Andromeda ha cercato di riportare in auge quelli che sono stati gli aspetti meglio riusciti della trilogia, cercando di migliorarli e cercando di introdurre diverse ed interessanti novità. Siamo di fronte ad un vero e proprio GDR con meccaniche da TPS il cui fulcro principale è l’esplorazione. Esso non è di fatti un vero e proprio open world, infatti è suddiviso in macro zone, che rappresentano i pianeti, interamente esplorabili sia a piedi che con il Nomad, una versione potenziata e raffinata del M35 Mako. Ogni pianete è completamente diverso dall’altro, e il nostro obbiettivo sarà quello di creare degli avamposti in attesa di trovare quello più adatto ad ospitare la vita umana.
La creazioni di basi, che possono essere di carattere scientifico o militare, la si può fare una volta arrivati ad una certa percentuale di abitabilità del pianeta, che andrà ad aumentare svolgendo i vari incarichi che troviamo sparsi, oppure attivando i 3 Monoliti, dei pilastri che conducono a quella che è la cripta, dove al suo interno vi è un’antica tecnologia denominata Relictum in grado di ripristinare il livello qualitativo della vita sul pianeta. I tre monoliti che troviamo in ogni pianeta esplorabile, si attivano mediante un mini quiz, una rivisitazione del Sudoku. Una volta progrediti nella colonizzazione del pianeta, otterremo dei punti PVA, che serviranno per risvegliare il personale in stasi, in modo da accedere allo sviluppo di nuove abilità o oggetti. Non manca di cerco la ricerca di minerali nel pianeta, solo che questa volta lo si fa a bordo del Nomad girovagando per il pianeta. Tra i tanti pianeti esplorabili, vi è anche il Nexus, ovvero il centro nevralgico di tutta l’iniziativa Andromeda, una copia in tutto e per tutto di quella che era la Cittadella. Gli spostamenti tra un pianeta e un altro, avvengono mediante la Tempest,nave da ricognizione del pioniere. Anche se lunga la metà rispetto alla Normandy, la Tempest offre uno spazio esplorabile al suo interno maggiore rispetto alla fregata di Shepard.

Come detto poco fa siamo di fronte ad un GDR, con la completa personalizzazione delle abilità del nostro alter-ego. Bioware con questo nuovo capitolo della saga ha deciso di non relegare il nostro personaggio a delle classi predefinite, ma bensì a dei profili che possiamo cambiare lungo il corso del gioco, in modo da adattarci meglio ad ogni tipo di situazione e missione. Sono 7 e sono: Soldato, Ingegnere, Adepto, Sentinella, Ricognitore, Incursore, Esploratore, e possiamo sbloccarli solo una volta speso tot punti abilità su di una specifica tipologia, oppure su di determinati poteri. Le abilità presenti sono le stesse presenti nella vecchia trilogia, Combattimento, Biotica e Tecnologia, ma a differenza di essa, in Andromeda possiamo sviluppare qualsiasi ramo che più ci piace, in modo da creare un soldato completamente personalizzato e non relegato solo alla classe iniziale. Possiamo assegnare fino ad un massimo di tre poteri preferiti, che se combinati sapientemente possono dar vita a pericolose combo.
I combattimenti son molto dinamici e frenetici, e anche ad una difficoltà media sapranno tenervi impegnati. Una importante novità è costituita dal Jetpack, esso infatti oltre ad essere necessario in fase di esplorazione, è anche utile in combattimento, perchè ci permetterà di arrivare in punti sopraelevati in modo da essere in vantaggio, oppure di sfuggire con rapidità dal fuoco nemico, rendendo le fasi di azione sempre più dinamiche. I nemici sono di tre tipi: i Kett, spietati conquistatori alieni, le macchine Relictum, creature meccaniche costruite da un’antica civiltà, e i fuorilegge, membri del Nexus purtroppo esiliati. Entrambe le tipologie hanno differenti classi di soldati e boss, che incontreremo mentre affronteremo le missioni più ardue come conquistare una base Kett.
Mass Effect Andromeda presenta un discreto numero di armi che vanno dalle classiche armi della alleanza, ad armi aliene come quelle degli alleati Angara. Possiamo inoltre craftarle, così come anche le armature. Una volta ottenuto il progetto dell’oggetto desiderato, ci basterà recarci ad un centro di sviluppo per crearlo. Anche in Andromeda ritroviamo le MOD da equipaggiare al nostro arsenale per renderlo ancora più letale e adattarlo al meglio al tipo di missione. Sono presenti anche i mercanti dove è possibile fare acquisti di ogni genere.
Come nel terzo capitolo, anche in Mass Effect Andromeda è presente una parte multiplayer. Si tratta di una cooperativa da 4 giocatori, che ci vedrà affrontare varie missioni ognuna delle quali è costituita da diverse ondate, che si differenziano l’una dall’altra. Ci troveremo difatti a respingere diverse decine di nemici, distruggere dei determinati obbiettivi, oppure dobbiamo recuperare dei dati per un totale di sette ondate, di cui l’ultima è la fase di estrazione. Se moriamo non vi è il respawn fino alla fine dell’ondata, ma possiamo essere rianimati dai nostri compagni entro un determinato lasso di tempo. Vi sono tre livelli di difficoltà, Bronzo, Argento e Oro. Abbiamo inoltre a disposizione diversi tipi di personaggi, tutti personalizzabili, che si differenziano per aspetto, profilo ed abilità.
Veniamo al comparto tecnico, il punto dolente di questo nuovo capitolo della saga di Mass Effect. Come ben sappiamo, Bioware ha deciso di abbandonare l’Unreal Engine utilizzato nella trilogia di Shepard, a favore del Frostbite 3, motore grafico proprietario dei ragazzi svedesi DICE. Purtroppo il gioco soffre di alcuni problemi, abbastanza gravi per un gioco del 2017. Abbiamo infatti alcune texture in bassa definizione, soprattutto quelle delle rocce, un popup fastidioso della vegetazione, dei modelli poligonali, soprattutto quelli degli essere umani non all’altezza con quelli delle produzioni concorrenti.
Come ormai tutti sanno, il punto debole di questa produzione sono le animazioni facciali, specialmente quelle degli essere umani. Esse infatti sono prive di espressività, rendendo i dialoghi più una tortura che un piacere come accadeva nei precedenti capitoli.
C’è da dire però che il gioco, o meglio l’engine, da il meglio di s’è negli spazi aperti, infatti la maggior parte delle volte si rimane incantati ad ammirare il panorama che ci circonda, dimenticandoci di essere all’interno di una produzione videoludica.
Il gioco sia su PC che su PlayStation 4 supporta l’HDR, e una volta abilitato il gioco diventa qualcosa di spettacolare, con colori brillanti e luci mozzafiato.
Il sonoro è di alto livello, così come il doppiaggio in inglese, un peccato che non vi sia la lingua italiana. La colonna sonora è tipica degli Sci-Fi e riesce ad immergere profondamente il giocatore all’interno del mondo.
La versione PC è quella che a livello visivo sorprende di più questo per via della risoluzione 4k nativa, sempre se la nostra scheda grafica riesce ad elaborarla, e soprattutto perchè, come nei titoli di maggior spessore, Nvidia ci ha messo lo zampino introducendo vari effetti per rendere il tutto ancor più bello.
Iniziamo con il TEMPORAL ANTI-ALIASING o più comunemente TXAA. Esso è un’avanzata e complessa tecnlogia di Anti-Aliasing sviluppata direttamente da Nvidia, combinando la potenza del MSAA includendo però alcuni filtri di risoluzioni analoghi a quelli utilizzati nei film in CG, creando così una immagine più pulita e meno frastagliata. Inoltre, TXAA può anche seguire il jitter sample dell’intera scena tra i frame per ridurre lo shimmering, operazione tecnicamente nota come temporal aliasing. Al momento abbiamo due tipologie di TXAA, quello a 2X che offre una fedeltà dell’immagine simile al MSAA 8x, con un effetto sulle prestazioni simile a quello della 2xMSAA, e 4x che offre una fedeltà dell’immagine superiore a quella della 8xMSAA, con un impatto sulle prestazioni comparabile a quello della 4xMSAA.
Abbiamo a disposizione anche HBAO+ (Horizon Based Ambient Occlusion+) una tecnologia avanzata di occlusione ambientale sviluppata da Nvidia. Essa crea un’ombreggiatura molto più accurata, ricca e realistica, donando un senso di profondità ed immersione superiore a tutti gli altri tipi di occlusione ambientale.
Infine abbiamo Ansel, forse la tecnologia più rivoluzionaria sviluppata di Nvidia. Premendo ALT F2 sulla nostra tastiera, bloccheremo la scenda di gioco e possiamo muoverci liberamente in tutta la mappa, questo per poter immortalare meglio la scena, per poter soffermarci sui vari dettagli dei personaggi. Possiamo anche effettuare screeshot sia nella risoluzione del monitor, sia in risoluzione maggiore, oppure possiamo creare delle fantastiche foto a 360°, in modo da poterle guardare con il nostro visore. Per un maggiore approfondimento, vi rimando al mio articolo dedicato che potete trovare QUA.
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E’ giunto il momento di tirare le somme. Mass Effect Andromeda, aveva un retaggio importante da portare avanti, ma nel bene o nel male gli sviluppatori sono riusciti nel loro intento. Nonostante il comparto tecnico non all’altezza di una produzione del 2017, e delle animazioni prive di sentimenti, il gioco riesce a stupire per via della sua profondità narrativa e per il gameplay decisamente riuscito. Il gioco, come qualsiasi produzione del suo genere, è estremamente longevo, un’ottantina di ore per completarlo, comprese le fasi di esplorazione e diverse missioni secondarie. Mass Effect Andromeda inoltre offre tantissime attività da fare, che ci porteranno ben sopra alle 100 ore.
Se siete alla ricerca di un ottimo titolo non tanto per il comparto tecnico, ma per i contenuti che offre e una trama di alto livello, beh non potete non prendere Mass Effect Andromeda, soprattutto se siete amanti dello Sci-Fi.
I nostri voti:
- Grafica: 7.5/10
- Gameplay: 9/10
- Audio: 9/10
- Storia: 8/10
- Multiplayer:8/10
- Overall: 8/10
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