Un gruppo di studenti dell’Università di Guadalajara, in Messico, ha sviluppato un filamento innovativo che consente alle mani protesiche stampate in 3D di interagire con gli schermi touchscreen di smartphone e tablet. Il progetto, denominato Filna, combina plastica riciclata e nanomateriali per conferire al materiale di stampa una funzionalità aggiuntiva rispetto al semplice supporto strutturale.

La squadra è composta da studenti provenienti dal Centro universitario di Guadalajara (CUGuadalajara) e da quello di Tonalá (CUTonalá): Uriel Aranda Rodríguez, studente di tecnologie biomediche, Rodolfo Yael Ibáñez Rodríguez, Brenda Lucía Muñoz Sánchez ed Eduardo Cornejo Magdaleno. Il lavoro integra il recupero dei rifiuti plastici con lo sviluppo di materiali per la fabbricazione additiva.
Filna: perché è importante
Inizialmente focalizzato sulla realizzazione diretta di dispositivi tramite stampa 3D, il gruppo ha spostato l’attenzione sulla materia prima utilizzata, concentrandosi sulla formulazione del filamento e sull’integrazione di capacità utili all’interazione con i dispositivi mobili. Filna sposta quindi l’attenzione dalla forma della protesi al materiale stesso, aggiungendo alla plastica riciclata la possibilità di interagire con i touchscreen.
Per ottenere il filamento, gli studenti hanno raccolto scarti di plastica, li hanno triturati e sottoposti a calore, incorporando successivamente i nanomateriali. Aranda Rodríguez spiega che l’aggiunta di questi additivi risponde alla necessità di protesi capaci di funzionare anche con telefoni e tablet, ampliandone l’utilizzo alle interfacce presenti in molte attività quotidiane.
Ad agosto, Filna ha ottenuto il primo posto nella categoria Next Gen della competizione nazionale Enactus Mexico 2026. Il progetto nasce anche dalla constatazione di barriere economiche nell’accesso ai dispositivi protesici: Aranda Rodríguez descrive costi spesso proibitivi per chi ne avrebbe bisogno. L’utilizzo di materiali recuperati rientra quindi nel tentativo di ampliare l’accessibilità alle protesi delle mani.
Cosa cambia e quali sono gli effetti
Un approccio simile al recupero della materia prima arriva da Poltava, in Ucraina, dove il gruppo di studenti di medicina Alium utilizza PET riciclato, anche da bottiglie raccolte nel dormitorio, per stampare strumenti didattici e componenti da laboratorio. Produce parti per centrifughe, elementi per microscopi, modelli anatomici e blocchi per esercitazioni odontoiatriche: applicazioni diverse dalle protesi di Filna, ma legate alla difficoltà di acquistare prodotti commerciali accessibili.
Gli studenti messicani stanno collaborando con i mentori Jacob Durán e Alejandro Campos per migliorare ulteriormente le capacità del filamento. Tra gli sviluppi previsti figurano proprietà di fluorescenza, pensate per possibili applicazioni mediche, e la biodegradabilità: sono queste le prossime caratteristiche su cui il gruppo intende intervenire, proseguendo il lavoro sulla composizione del materiale.
Fonte e approfondimento su Filna: articolo originale.
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