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Indagine rivela: tre lavoratori su quattro preferiscono l’IA ai colleghi per risolvere problemi

L’utilizzo crescente di modelli generativi negli ambienti lavorativi sta modificando le dinamiche relazionali tra i dipendenti, con una riduzione del confronto diretto e possibili implicazioni sulla coesione dei team e sullo sviluppo professionale.

Indagine rivela: tre lavoratori su quattro preferiscono l'IA ai colleghi per risolvere problemi

Una ricerca condotta dalla piattaforma MyIQ ha evidenziato che circa il 74% dei lavoratori che impiegano strumenti di intelligenza artificiale preferisce porre le proprie domande a chatbot piuttosto che rivolgersi ai colleghi. Questo cambiamento comportamentale sta alterando la routine aziendale, diminuendo le interazioni quotidiane e favorendo una risoluzione autonoma delle problematiche.

I dati mostrano un trend diffuso nel mondo del lavoro. Secondo uno studio di Adobe dedicato al settore business, il 68% dei dipendenti si sente più a proprio agio nel chiedere informazioni basilari a un modello generativo anziché a un collega. Il divario generazionale accentua ulteriormente questo fenomeno: un’analisi di Workday indica che la Gen Z ha una probabilità 12 volte superiore rispetto alla Gen X di sentirsi completamente disconnessa dall’ambiente lavorativo.

Questa transizione solleva preoccupazioni tra gli esperti di dinamiche organizzative. Chiedere consiglio a un collega non solo risolve un problema immediato, ma trasmette informazioni importanti sul contesto, chiarisce le competenze specifiche e definisce la disponibilità reciproca. Affidare interamente la ricerca di risposte ai software fornisce il dato tecnico, ma elimina l’infrastruttura sociale che crea fiducia all’interno dei team.

Per i dipendenti meno esperti, la diminuzione dello scambio riduce le opportunità di apprendimento approfondito e limita la possibilità di dimostrare le proprie capacità. Il fenomeno del distacco professionale è una componente chiave di un quadro generale in cui circa un adulto su tre dichiara di soffrire di solitudine, una percentuale che sale a un lavoratore su cinque sul posto di lavoro.

Le conseguenze non sono solo psicologiche: il basso coinvolgimento dei dipendenti si riflette in assenteismo, maggiore turnover e perdite di produttività stimate da Gallup in circa 10.000 miliardi di dollari all’anno a livello globale.

Parallelamente, l’uso delle tecnologie generative offre benefici sull’efficienza operativa. Un’indagine pubblicata da ZDNET rivela che il 71% degli intervistati si sente più autonomo e il 62% percepisce una maggiore sicurezza nelle decisioni prese in autonomia. Nelle modalità di lavoro remoto, l’impiego di agenti IA riduce del 35% la percezione della sindrome dell’impostore e alleggerisce il carico mentale, facilitando la gestione delle attività asincrone.

La sfida per manager e responsabili delle risorse umane consiste nel limitare il rischio che l’automazione comprometta le relazioni interpersonali. Diversi ricercatori suggeriscono di stabilire linee guida chiare su quando l’intervento umano debba essere prioritario, proponendo persino la configurazione di assistenti virtuali programmati per indirizzare l’utente verso un collega esperto prima di fornire una risposta automatica.