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Ricerca individua una firma proteica nel sangue legata all’invecchiamento

Ricerca individua una firma. Un team di ricercatori, guidato dall’immunologo Maxim Artyomov della Washington University di St. Louis, ha identificato nel sangue un marcatore proteico che potrebbe essere collegato al rischio di sviluppare patologie legate all’età.

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Lo studio, pubblicato su Immunity, associa l’equilibrio tra due tipi di cellule immunitarie a differenti percorsi di salute. Nelle persone analizzate, una maggiore proporzione di cellule che producono granzima K rispetto a quelle produttrici di granzima B è risultata correlata a un invecchiamento più sano.

Ricerca individua una firma: perché è importante

La ricerca si concentra sui linfociti T, globuli bianchi coinvolti nella difesa dell’organismo. Nei giovani, molti di questi linfociti sono “naïve”, ovvero non hanno ancora incontrato l’antigene specifico. L’esposizione a patogeni e le vaccinazioni trasformano parte di essi in cellule della memoria, capaci di rispondere rapidamente a successivi contatti con lo stesso antigene.

Queste cellule possono produrre granzimi, proteine coinvolte nell’uccisione delle cellule infette, tra cui le forme K e B. I ricercatori hanno inizialmente analizzato cellule immunitarie di oltre 2.600 individui, con età compresa tra i 18 e i 97 anni. Hanno riscontrato che un rapporto inferiore tra le cellule produttrici di granzima K e quelle produttrici di granzima B era associato a una maggiore incidenza di malattie autoimmuni o altre condizioni immunitarie croniche.

In una seconda fase, su 329 partecipanti, il gruppo ha analizzato congiuntamente le cellule immunitarie e le proteine presenti nel sangue. Questo ha permesso di identificare una firma proteica associata all’abbondanza di cellule produttrici di granzima B.

Successivamente, i ricercatori hanno cercato questa firma in un dataset più ampio, utilizzando le proteine circolanti per stimare la presenza della popolazione cellulare di interesse. La verifica ha coinvolto circa 48.000 partecipanti alla UK Biobank, una vasta banca dati sanitaria di adulti nel Regno Unito.

Cosa cambia e quali sono gli effetti

Le persone con una maggiore presenza stimata di cellule produttrici di granzima B hanno mostrato esiti di salute peggiori nei successivi 17 anni, inclusi un rischio più elevato di mortalità, diabete, ipertensione e malattie del fegato e dei reni.

Artyomov ipotizza che questo equilibrio cellulare potrebbe essere utilizzato in futuro per valutare la traiettoria di invecchiamento individuale. Lo studio dimostra un’associazione, ma non stabilisce se il rapporto tra le due popolazioni causi le malattie, poiché lo squilibrio potrebbe anche esserne una conseguenza.

Il lavoro aggiunge elementi a precedenti esperimenti su topi anziani, nei quali le cellule produttrici di granzima K si accumulavano in diversi tessuti ed erano associate all’infiammazione. Artyomov spiega che, nei topi, queste cellule rappresentano uno stadio più maturo e specializzato dello sviluppo immunitario; nell’uomo, questa descrizione corrisponde meglio alle cellule produttrici di granzima B. La stessa proteina identifica quindi popolazioni con caratteristiche differenti nelle due specie.

Fonte e approfondimento su ricerca individua una firma: articolo originale.

* Contenuto realizzato con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale.