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Varta presenta istanza di insolvenza, a rischio oltre tremila posti di lavoro

Lo storico produttore tedesco di batterie Varta ha presentato quattro istanze di insolvenza in amministrazione controllata presso il tribunale di Stoccarda, aprendo una fase critica per il futuro del marchio.

Varta presenta istanza di insolvenza, a rischio oltre tremila posti di lavoro

La decisione è maturata dopo che i soci di riferimento hanno rifiutato di iniettare nuova liquidità, stimata in decine di milioni di euro, con l’obiettivo di garantire la continuità operativa ed evitare il fallimento diretto. La procedura giudiziaria riguarda Varta AG e le controllate Varta Microbattery, Varta Micro Production e Varta Storage, incluse le attività legate alle batterie per uso domestico.

Il collasso finanziario è dovuto al peggioramento delle condizioni di mercato, ai tassi di cambio sfavorevoli e soprattutto all’interruzione degli ordini da parte di Apple. Il colosso di Cupertino ha deciso di non acquistare più le celle a bottone “Coin Power” prodotte nello stabilimento di Nördlingen (Baviera), destinate agli auricolari wireless AirPods, orientandosi verso fornitori asiatici.

La perdita del principale cliente ha avuto un impatto significativo sull’impianto bavarese (che impiega circa 350 dipendenti e sospenderà l’attività operativa in autunno), lasciando la società con eccessiva capacità produttiva e un pesante indebitamento accumulato negli anni. Nonostante la ristrutturazione completata nel 2024 secondo le norme del codice StaRUG, i conti del gruppo hanno continuato a registrare perdite significative.

Nell’ultimo esercizio finanziario pubblicato, Varta ha fatturato circa 793 milioni di euro, con una perdita netta di 64,5 milioni di euro. Gli azionisti di maggioranza (l’imprenditore austriaco Michael Tojner e il costruttore automobilistico Porsche, che aveva rilevato il controllo del business delle celle al litio V4Smart per veicoli elettrici) non hanno fornito il capitale aggiuntivo richiesto.

I circa 3.260 dipendenti affrontano ora un periodo di forte incertezza, con un gruppo di creditori guidato da Deutsche Bank e dai fondi RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox pronto a rilevare e separare la divisione batterie per uso domestico, valutata circa 240 milioni di euro. Il regime di amministrazione controllata consente al consiglio di amministrazione, guidato dall’amministratore delegato Michael Ostermann, di mantenere la gestione operativa sotto la supervisione di un custode nominato dal tribunale.

L’intenzione è preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro e riorganizzare i segmenti dedicati ai sistemi di accumulo per impianti fotovoltaici e alle microbatterie per apparecchi acustici, ambito su cui Tojner ha espresso interesse pur ritenendo necessari tagli significativi ai costi. Tojner ha ammesso errori di valutazione nel recente passato, riconoscendo di aver investito eccessivamente nell’espansione della capacità produttiva in settori di nicchia, come le celle per auto ibride quasi esclusivamente destinate a Porsche.

Con la concorrenza asiatica in grado di offrire volumi elevati a costi inferiori, una drastica riduzione della struttura aziendale è considerata l’ultima possibilità per evitare la liquidazione definitiva del marchio fondato nel 1887.