L’estensione ChatGPT per Chrome ha ampliato significativamente le sue capacità, passando dalla semplice lettura del contenuto delle pagine web all’interazione diretta con il browser. OpenAI ha annunciato l’introduzione di una nuova modalità operativa denominata “Work”, che consente all’assistente AI di eseguire azioni come inviare messaggi, scaricare file, organizzare le schede aperte in base alla loro tematica e compilare moduli utilizzando dati provenienti sia dal web che da file presenti sul computer dell’utente.

Prima di procedere con l’esecuzione di qualsiasi azione, ChatGPT richiede all’utente una revisione del modulo compilato. Il comando “@Chrome” permette di avviare queste operazioni direttamente dall’interno dell’interfaccia di ChatGPT, eliminando la necessità di aprire il pannello laterale dell’estensione.
ChatGPT per Chrome: perché è importante
L’aggiornamento, reso noto da OpenAI tramite un post su X datato 15 ottobre e descritto in dettaglio da TechSpot, è disponibile per tutti i piani di abbonamento a ChatGPT. La compatibilità include i browser Chrome, Edge, Brave, Opera e Vivaldi; al momento, Firefox e Safari non sono supportati.
Il cambiamento più rilevante risiede nella gestione dei permessi richiesti all’estensione. Un agente in grado di scaricare file e compilare moduli opera direttamente nel browser dell’utente, dove quest’ultimo è già autenticato su numerosi servizi online. ChatGPT richiede l’autorizzazione per accedere alla cronologia di navigazione o visitare nuovi siti web, offrendo quattro opzioni: “consenti una volta”, “consenti per questo sito”, “consenti per tutti i siti” e “rifiuta”. È inoltre possibile limitare l’accesso a specifiche schede del browser.
Questa scelta tra le diverse opzioni si configura come una vera e propria policy interna, soprattutto considerando che OpenAI ha ritirato ad agosto Atlas, il browser da essa sviluppato lo scorso anno, concentrando ora i propri sforzi sulle estensioni per i browser più diffusi sul mercato.
Per comprendere appieno le novità introdotte, è utile distinguere le due modalità operative principali: “Chat” e “Work”. In modalità Chat, l’assistente AI si limita a leggere il contenuto delle schede aperte e a fornire risposte basate su tali informazioni. OpenAI cita come esempio la possibilità di confrontare tre diversi modelli di divani in base a dimensioni, materiale, tempi di consegna e condizioni di reso, oppure di richiedere una spiegazione semplificata di un articolo complesso.
In modalità Work, ChatGPT passa dalla semplice lettura all’azione concreta, controllando le schede aperte per conto dell’utente. Questo include l’invio di messaggi, la compilazione automatica di moduli, il download di file e l’organizzazione delle numerose schede che spesso si accumulano durante la navigazione.
Oltre a queste due modalità principali, sono state introdotte ulteriori novità. Una scheda dedicata all’interno di Chrome permette di accedere alla cronologia completa delle interazioni con ChatGPT. Da questa scheda è possibile avviare una nuova domanda in Chat oppure affidare un compito specifico alla modalità Work mentre si visualizza un determinato sito web. Il comando “@Chrome” consente di eseguire le stesse operazioni direttamente all’interno dell’applicazione o del sito web di ChatGPT, evitando l’utilizzo del pannello laterale.
Cosa cambia e quali sono gli effetti
L’estensione opera all’interno delle sessioni già aperte nel browser dei dipendenti, dove sono presenti credenziali per servizi come la posta elettronica aziendale, sistemi gestionali, CRM e potenzialmente anche servizi di home banking. Un compito come “scarica queste fatture” viene eseguito con i permessi dell’utente che ha avviato l’operazione.
La scelta tra le opzioni di permesso diventa quindi una decisione aziendale cruciale. È importante definire un livello di default, ovvero quali siti web dovrebbero rimanere fuori portata dall’estensione, e stabilire se l’estensione è ammissibile sui browser aziendali. Sebbene l’estensione sia disponibile per tutti i piani, compresi quelli gratuiti, un dipendente può installarla autonomamente sul computer di lavoro, riproducendo uno scenario già verificatosi con altri strumenti AI adottati dai dipendenti senza previa autorizzazione.
È quindi necessario decidere quali siti web non dovrebbero mai essere accessibili all’agente AI, ad esempio quelli relativi a servizi bancari o sistemi di gestione delle paghe, e definire un elenco dei compiti ammessi. In questo contesto, un agente che opera all’interno del browser deve essere trattato come un insider con azioni limitate, ed è fondamentale implementare meccanismi di censura e sorveglianza.
L’estensione è disponibile per il download gratuito dal Chrome Web Store. Si consiglia vivamente di effettuare una prima prova su un computer dedicato e un profilo di test, utilizzando pochi siti web e sotto la supervisione di un utente esperto.
Fonte e approfondimento su ChatGPT per Chrome: articolo originale.
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