Claude Code, lo strumento da riga di comando sviluppato da Anthropic per assistere gli utenti nella scrittura di codice tramite intelligenza artificiale, ha inavvertitamente incluso l’indirizzo email dell’account utente nell’header User-Agent delle richieste HTTP effettuate durante le ricerche sul web.

La problematica è stata segnalata il 5 novembre 2026 da un utente che ha riferito di aver ricevuto “decine di email di truffa al giorno” a seguito della diffusione del proprio indirizzo a siti terzi senza esplicito consenso. La segnalazione, registrata come issue #107757 sul repository GitHub del progetto, descrive l’emersione del comportamento sulla versione 2.1.318 in ambiente macOS, con successiva conferma anche su sistemi Windows 11.
Claude Code: perché è importante
Secondo le analisi tecniche emerse dalla discussione online, la causa principale risiederebbe nella visibilità dell’indirizzo email all’interno del prompt di sistema utilizzato da Claude Code. Questo permette al modello di decidere autonomamente di inserirlo in un comando curl o in un header personalizzato durante una sessione di navigazione automatizzata.
È importante sottolineare che lo stesso difetto era già stato segnalato il 25 luglio 2026, quindi oltre tre mesi prima che Anthropic intervenisse con una correzione. Nel frattempo, la discussione ha raccolto centinaia di reazioni, in gran parte critiche nei confronti dell’azienda per i tempi di risposta e per l’assenza di controlli preventivi su una funzionalità potenzialmente pericolosa per la privacy degli utenti.
Un test indipendente, condotto su 23 scenari differenti utilizzando il codice effettivamente distribuito, ha evidenziato 10 blocchi corretti ma anche 8 fughe di dati non intercettate. Queste ultime si sono manifestate con l’inserimento dell’indirizzo email in header From, credenziali di autenticazione basic, parametri di query, dati POST o codificati in formato non ASCII. Il test ha inoltre rilevato 4 falsi positivi, ovvero comandi legittimi bloccati erroneamente.
Cosa cambia e quali sono gli effetti
Il meccanismo di controllo implementato, descritto nel codice come “una cortesia, non un confine”, si basa su un semplice confronto testuale tra parole chiave associate a indirizzi email e User-Agent, senza l’utilizzo di un parser dedicato. Il sistema sorveglia esclusivamente l’esecuzione di comandi shell come Bash e PowerShell, lasciando al di fuori del suo perimetro di controllo le chiamate dirette agli strumenti di ricerca integrati WebFetch e WebSearch.
L’episodio solleva interrogativi più ampi sulla gestione dei dati personali da parte degli agenti IA progettati per operare in autonomia all’interno dell’ambiente del terminale. L’inclusione dell’indirizzo email nel prompt di sistema, rendendolo disponibile al modello per qualsiasi decisione operativa, rappresenta una scelta progettuale che espone gli utenti a rischi concreti ogni volta che l’agente interagisce con l’esterno. Fino a quando il controllo non sarà implementato come una regola strutturale a monte, e non semplicemente come un filtro testuale applicato a valle, il rischio di nuove fughe di dati rimarrà tutt’altro che eliminato.
Fonte e approfondimento su Claude Code: articolo originale.
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