Il governo della Corea del Sud ha annunciato giovedì la proposta di un ulteriore rinvio dell’introduzione della tassa sulle plusvalenze da criptovalute, spostando l’entrata in vigore al 2029. Si tratta del quarto posticipo dal momento in cui la norma è stata scritta nella legge nel 2020. L’iniziativa, presentata dal Ministero delle Finanze e dell’Economia, include anche una modifica significativa alla normativa fiscale: la possibilità di compensare le perdite realizzate con i profitti dei tre anni successivi.

Perché conta
La decisione risponde a una necessità tecnica piuttosto che politica. Secondo il Ministro Lee Hyeong-il, l’attuale ritardo è dovuto alla mancanza di dati affidabili sui prezzi di acquisto delle transazioni effettuate su exchange esteri. Il governo intende sfruttare i due anni aggiuntivi per raccogliere e analizzare questi record in coordinamento con lo scambio di informazioni previsto dal Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE, che entrerà pienamente in funzione nel 2029. Una volta disponibili i dati dagli Stati Uniti, le autorità sudcoreane potranno tassare gli investitori che utilizzano piattaforme americane alla stessa stregua di quelli del mercato domestico.
I numeri
L’aliquota fiscale proposta rimane al 22% sul reddito netto derivante da asset digitali. È confermata una detrazione base annuale di 2,5 milioni di won (circa 1.869 dollari), al di sotto della quale il reddito non è tassato. La novità principale riguarda la gestione delle perdite: mentre la legge attuale consente la compensazione solo nell’anno stesso in cui si verifica la perdita, la nuova proposta estende questo periodo a tre anni fiscali successivi (dal 2029 al 2032 per le perdite del primo anno di applicazione). I dettagli operativi completi sono attesi nella prima metà del 2028.
Cosa resta da capire
L’effettivo rinvio al 2029 non è ancora definitivo, poiché richiede l’approvazione dell’emendamento alla Legge sul Reddito da parte dell’Assemblea Nazionale nelle prossime settimane. Inoltre, la validità del nuovo termine dipende dal puntuale avvio dello scambio di dati con gli Stati Uniti. Restano aperti anche alcuni punti tecnici: ad esempio, non è ancora chiarito se le perdite siano deducibili in caso di “wash sale” (rivendita immediata dello stesso asset) e come verranno verificati i dati delle transazioni effettuate tramite wallet personali o exchange esteri non regolamentati.
Fonti: Cointelegraph, Bitcoin Magazine, Block Media.
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