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Lombardia, proteste contro il data center da 3 miliardi di euro a Lacchiarella

Circa duecento cittadini hanno manifestato a Lacchiarella, in provincia di Milano, esprimendo preoccupazione per il progetto del data center di Apto. Le principali criticità sollevate riguardano l’incremento delle temperature locali e possibili violazioni della normativa Seveso relativa al rischio industriale.

Lombardia, proteste contro il data center da 3 miliardi di euro a Lacchiarella

Sabato mattina, circa duecento persone si sono radunate davanti al municipio di Lacchiarella, comune con 9.000 abitanti nella Bassa milanese, per contestare la realizzazione del più grande data center d’Italia. La protesta è stata promossa dal Comitato ciarlasco per la tutela del territorio, che da mesi solleva obiezioni sull’iter autorizzativo dell’impianto, sostenuto dalla multinazionale Apto.

Il progetto prevede un polo di calcolo esteso tra 30 e 32 campi da calcio. La struttura assorbirà una potenza di 300 MW, corrispondente al fabbisogno elettrico di oltre 100mila famiglie e paragonabile ai consumi dell’intera città di Bologna, secondo alcune stime. I pannelli solari previsti sul tetto copriranno meno dell’1% del fabbisogno energetico, rendendo necessaria la costruzione di una nuova centrale elettrica dedicata.

Uno studio condotto dal fisico Sergio Manera dell’Università di Pavia indica che la temperatura nell’area potrebbe aumentare fino a 5°C nelle immediate vicinanze del sito e di 1-2°C in un raggio di alcuni chilometri. Il comitato ha già presentato decine di osservazioni tecniche per contestare le valutazioni del ministero dell’Ambiente, nonostante il via libera alla costruzione sia stato comunque concesso.

In caso di interruzione della corrente, l’impianto attiverebbe 160 generatori di emergenza, capaci di emettere gas serra pari al 10% delle emissioni totali di Milano. Il progetto originario prevedeva serbatoi di gasolio fino a 4,2 milioni di litri, superando i limiti stabiliti dalla direttiva Seveso sul rischio industriale. L’azienda ha ridimensionato i serbatoi per conformarsi ai parametri, ma altre sostanze pericolose come biocidi, gas refrigeranti ed elettroliti delle batterie restano fuori dal computo.

Nei pressi dell’area è stato inoltre individuato un oleodotto con fasce di rispetto che vietano nuove costruzioni. L’Istituto Superiore di Sanità ha richiesto l’applicazione della normativa, segnalando i rischi per la qualità dell’aria nella Pianura Padana e per le falde acquifere che alimentano il Parco agricolo sud Milano.

L’investimento da 3 miliardi di euro è sostenuto dal fondo Pimco, controllato dal gruppo assicurativo Allianz, lo stesso che ha recentemente annunciato il taglio di 1.800 posti di lavoro in diversi Paesi, Italia compresa, a favore dell’intelligenza artificiale.

Il sito di Lacchiarella non è un caso isolato: nella stessa area sono già attivi o in progetto data center a Siziano, Binasco, Vellezzo Bellini, Magenta, Rozzano e Certosa. A Zibido San Giacomo, a soli 500 metri di distanza, sorgerà un altro data center di dimensioni simili. Questa concentrazione è legata alla vicinanza dei cavi sottomarini in fibra ottica BlueMed e 2Africa, che collegano il Mediterraneo al resto del mondo.

Nel triangolo tra Lacchiarella, Binasco e Badile sono previsti circa 700mila metri quadrati di nuove infrastrutture, tra elettrodotti e cabine elettriche. Tommaso Gorini, consigliere dei Verdi a Milano, sottolinea la necessità di una “vera regia pubblica” degli interventi: prima di costruire nuove linee per servire i data center, Terna dovrebbe rinnovare la rete esistente che serve case e servizi pubblici, spesso soggetta a blackout durante i picchi di calore.

La nuova legge regionale lombarda introduce tetti ai consumi idrici e maggiorazioni sugli oneri concessori. Nel frattempo, in Parlamento è in discussione un disegno di legge che classificherebbe i data center come infrastrutture strategiche nazionali, escludendoli dalla giurisdizione dei Comuni.