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Microsoft registra un aumento del 25% delle emissioni di CO2 nell’ultimo anno fiscale

Il colosso di Redmond ha comunicato un incremento del 25% nelle proprie emissioni di CO2 durante l’ultimo esercizio finanziario. Questo aumento è attribuibile all’espansione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale e alla sospensione dell’acquisto di certificati di energia rinnovabile non vincolati, ovvero quelli venduti separatamente dalla produzione effettiva di elettricità.

Microsoft registra un aumento del 25% delle emissioni di CO2 nell'ultimo anno fiscale

La conferma arriva dai vertici aziendali attraverso il report ambientale pubblicato il 9 luglio. Sebbene circolasse una stima di 34 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, Microsoft precisa che tale cifra rappresenta uno scenario ipotetico: le emissioni che l’azienda avrebbe prodotto senza gli interventi di riduzione già implementati, dall’efficienza energetica delle console Xbox ai carburanti sostenibili per l’aviazione fino alla decarbonizzazione della filiera Surface.

Il dato reale dichiarato per l’anno si attesta a circa 20 milioni di tonnellate, comunque in crescita del 25% rispetto al periodo precedente. Il report, firmato dal vicepresidente e presidente Brad Smith insieme alla responsabile della sostenibilità Melanie Nakagawa, attribuisce tale incremento “principalmente all’espansione dell’infrastruttura dei data center” e alla decisione di interrompere l’acquisto dei certificati rinnovabili non vincolati.

Lo Scope 3, che include le emissioni indirette lungo la catena di fornitura, rimane la voce più significativa del bilancio. Tuttavia, un’anomalia rilevata riguarda lo Scope 2, relativo al consumo diretto di energia elettrica: passa da poco meno del 2% a ben il 13% del totale.

I certificati di energia rinnovabile non vincolati, secondo la definizione dell’Environmental Protection Agency statunitense, vengono venduti separatamente dall’elettricità effettivamente generata. L’acquisto di tali certificati consente alle aziende di dichiarare l’utilizzo di fonti rinnovabili senza consumare direttamente tale energia, finanziando a distanza lo sviluppo di nuovi impianti. Questa pratica è spesso considerata una forma di greenwashing da molti osservatori ambientali, sebbene le aziende la difendano come strumento finanziario per il settore.

Già nel febbraio 2025 Microsoft aveva annunciato l’interruzione degli acquisti di certificati “non addizionali”, spiegando l’intenzione di reindirizzare tali fondi verso interventi più duraturi: riduzione diretta delle emissioni, rimozione della CO2 e accordi per la fornitura di elettricità pulita. Nel report, l’azienda ribadisce il proprio obiettivo di diventare carbon negative entro il 2030, ammettendo che tale scelta potrebbe comportare un temporaneo allontanamento dalla neutralità carbonica.

Non tutti i dati sono negativi: per la prima volta Microsoft ha ripristinato più acqua di quanta ne abbia prelevata, superando i 14 milioni di metri cubi nell’anno fiscale. Questo risultato contribuisce a compensare l’impatto idrico dei data center più recenti.

La crescita dei consumi legati all’intelligenza artificiale rappresenta una sfida significativa per i principali fornitori di servizi cloud, rendendo sempre più difficile conciliare gli impegni climatici con l’espansione dell’infrastruttura. Microsoft giustifica l’aumento delle emissioni con la maggiore trasparenza dei nuovi criteri contabili, ma il raggiungimento dell’obiettivo del 2030 dipenderà dalla rapidità con cui l’azienda riuscirà a sostituire i megawatt virtuali con energia pulita effettivamente immessa in rete.